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Appunti e notizie sul territorio di Arma e Taggia - Antichi Pittori


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Giovanni da Montorfano

Parecchi furono i pittori di questo cognome, per cui crediamo far cosa utile ed interessante riunire su queste pagine tutte quelle sparse notizie che abbiamo potuto raccogliere dagli scritti dell'Alizeri, del Caffi, del Malaguzzi-Valeri, del Beltrami, e quelle ricavate dai documenti trovati nell'Archivio comunale di Taggia.
1° - Paolino da Montorfano è il più antico pittore di questo cognome; di lui trovasi menzione negli archivi del Duomo di Milano, dai quali risulta che il 3 Agosto 1402 egli offrivasi a dipingere, e dipingeva infatti alcune storie di Santi nei vetri della Metropolitana. Due anni dopo, lavorando con Antonio da Paderno riduceva a perfezione una vetriata verso la sacristia nuova. In data del 21 novembre 1406 lo troviamo fra gli architetti del Duomo. È indicato in data del 12 febbraio e del 21 marzo 1430, per aver eseguito dei lavori di doratura alle statue di S. Bartolomeo e di S. Nazario; il 10 luglio per aver dipinto la figura d'un S. Giorgio e di Castrino da Carimate in campo d'oro ed altra Maestà (Malaguzzi-Valeri op. cit.).
2° - Abramo da Montorfano nell'ottobre del 1430 in Milano eseguiva un lavoro di pittura pel Duomo.
3° - Giovanni da Montorfano chiamato talora Battista o Gio. Battista, era figlio del predetto Paolo. È talvolta confuso con Giovanni Donato suo nipote (?). Ne riparleremo distesamente appena finita questa breve rassegna, sui pittori di questo nome.
4° - Bernardino da Montorfano è nominato nella matricola Artis pictoriae et scultorie di Genova. Dipinne nel 1513 a Savona sulla torre del Brandale un affresco che fu poi coperto da altre pitture eseguite dal Semino.
5° - Donato o Gio. Donato da Montorfano dipinse quella Gerusalemme e Crocifissione di Cristo che si trova in capo del refettorio (di S. M. delle Grazie, rimpetto al Cenacolo di Leonardo da Vinci), e le figure che che sono alla finestra e porta del Capitolo, e quelle antiche che sono alla finestra e porta del Capitolo, e quelle antiche che sono nel secondo claustro detto il grande, cioè sopra le porte (dalla storia manoscritta del Gattico). Gli si attribuisce pure l'altra Crocifissione poco nota, dell'antico refettorio nell'ex Convento di S. Agostino Bianco, al pian terreno del palazzo Ravizza in corso S. Celso: e questo deve essere stato l'ultimo suo lavoro. Gli si attribuiscono pure, ma forse erroneamente, le figure dei soldati "Resurrezione" della cappella Ducale nel Castello, lavoro che spetterebbe piuttosto a Giovanni da Montorfano.
Dipinse pure gli affreschi della cappella di S. Antonio in S. Pietro in Gessate, ma non quelli della vicina cappella della Madonna, i quali spettano forse al predetto Giovanni (ved. Italia Artistica Vol. XXV pag. 162).
6° - Luigi da Montorfano eseguì una gran pala d'altare che trovavasi a S. Giovanni Pe' de Monti di Como (sulla quale leggevasi la data del 1495), poi venduta e passata all'estero.
7° - Matteo da Montorfano, trovasi indicato alla data del 1487 mentre insieme con un certo Francesco da Casorate stava lavorando in la glorieta contigua alla residenza ducale in Milano (Arch. Stor. Lomb. 1873).
Giovanni da Montorfano trovasi menzionato in parecchi atti dal 1448 al 1476, e così per un periodo di circa 30 anni. L'Alizeri riporta un atto del 21 ottobre 1448 col quale Giovanni si obbliga con un frate Ambrogio di dipingere un'immagine di San Gerolamo, destinata ad un altare de' Cisterciensi, di S. Benigno a Capo di Faro. Da quest'atto risulta che, a quella data, egli era già conosciuto in Genova, avendo già eseguito un'ancona per un altare della chiesa di S. Siro.
Mag. Johannes promisit et solemniter convenit dicto d. Fratri Ambrogio laborare in Papia majestatem unam Beati Jeromini ponendam in uno altare ut supra dicitur ipsamque Magestatem bene et diligenter laborare ad monstram in majori perfectione alterius Magestatis per dictum Mag. Johannem laboratam mandato Antonii Gentilis, pro uno altare in ecclesia Sancti Siri de Janua...
Esiste nelle Sale del Palazzo Bianco in Genova un quadro di San Gerolamo (indicato nei cataloghi come di autore ignoto), che potrebbe forse essere quello di cui sopra. È però alquanto simile al San Gerolamo del Perugino, che osservasi riprodotto alla pagina 62 del Manuale Masterpieces of Perugino.
Sette anni dopo, e cioè nel 1455, Giovanni Montorfano vien chiamato abitatore di Genova:
MCCCCLV die XI Septembris. Johes Petrus de Mediolano pictor habitator in civitat. Janue sponte... recognoscit Jo. de Monte Orfano pictori habitatori dicte civitati Janue pres. et stip... ab ipso Jo de Monteorfano habuisse et recepisse libras trigintatres Janue...
Segue un altro atto del 1457, di ben maggiore pregio, perché c'insegna da quali scuole e da quali società egli si partisse per meglio fissarsi in Liguria. Fa procura a Margherita già vedova di Paolo di Montorfano, a Battistina sua moglie e a Beltramino Canerio a compor le sue ragioni e assestar ogni faccenda quante gliene restano nella sua Lombardia. Raccomanda in ispecie che si facciano i conti e si determini ogni suo diritto, che rimanesse per sue fatiche con Cristoforo de' Moretti, pittore Canavese.
Il 1° febbraio 1457 aveva terminato un quadro di S. Beda, altra commissione pei monaci di S. Benigno.
Si trova menzione di lui nei Diversorum del Comune di Genova, alla data del 30 agosto 1463, per una questione ch'egli aveva col pittore Gasparino dell'Acqua.
Con atto 5 maggio 1466 gli fu commissionata una pregevole ancona dal nobile Battista Spinola di Luccoli, rappresentante la SS. Trinità, destinata evidentemente per un qualche altare d'una chiesa. Il prezzo fu stabilito dalle 60 alle 70 lire, valore non comune a quei giorni per una tavola senza fregi (Alizeri). Poi si recò nella riviera di Levante, a Chiavari, per eseguirvi una immagine dei SS. Crispino e Crispiniano e forse anche altre opere in altri paesi.
Nei Cartulari del Comune di Genova si legge:
1470 - II Jannuari. Johannes de Monteorfano pictor debet nobis p. dict. cartulario lib. III sold. XIII et pro Bartholomeus de Scalionibus cultellerius.
Da un atto del 15 maggio 1471 risulta ch'egli trovavasi in Savona ed era ricercato quale maestro d'intaglio.
Nell'anno 1472 veniva impegnato, insieme a Stefano de' Fedeli, per lavorare nel Castello di Milano, e specialmente per eseguire la decorazione della Cappella Ducale, e delle stanze della Duchessa. Di questi lavori ha riportato notizie il Beltrami nell'opera Il Castello di Milano (pag. 318). Al Fedeli spettò la « dipintura della sesta parte della Cappella de sotto de co' della sala verde ». Tali lavori furono stimati circa ducati 1100 da Vincenzo Foppa e Cristoforo Moretti, unitamente a G. B. Montorfano e a Stefano de li Magistri. Ma sotto questi due ultimi nomi, crediamo sieno erroneamente indicati gli stessi autori delle pitture, i quali forse assistevano all'estimazione dei proprii lavori.
Tanto il Fedeli che il Montorfano, si lamentavano di non aver « potuto conseguire altro che parole » e chiedevano ripetutamente il loro avere al Duca Galeazzo Maria Sforza.
Si trovano attribuiti a un Battista Montorfano certi adornamenti che si vedevano sui pilastrelli della Torre del Castello. Ma tanto in questo Battista, quanto nel suddetto G. B. Montorfano crediamo debbasi ravvisare una sola persona, quella cioè di Giovanni da Montorfano.
Nello stesso anno 1473, il Fedeli lavorava nella chiesa di San Celso, e vi dipingeva una Madonna; il Giovanni Montorfano dipingeva forse nella cappella della Madonna, in San Pietro in Gessate, eseguendovi quegli affreschi che furono poi per omonimia erroneamente attribuiti a Giovanni Donato da Montorfano.
Si parlò molto di un quadretto del Museo Cavalleri di Milano, rappresentante un San Martino, colla leggenda attorno l'aureola: Sanctus Martinus miles, e con un cartello dicente: Johns de Monteorfano de Mediolano pinxit. Si osservava non essere opera affatto bella, e d'uno stile non certamente degno dell'autore del magnifico affresco della Crocifissione. E ciò riesce evidente quando si osservi che va fatta distinzione fra Giovanni da Montorfano e Giovanni Donato; quest'ultimo era molto più abile del primo nell'arte sua, o per genio proprio, o per via di sopravvenuti perfezionamenti dell'arte pittorica.
Dall'archivio di Taggia (not. Ch. Ardizzoni) risulta che Giovanni da Montorfano, il 4 aprile dell'anno 1475 faceva procura al pittore milanese Gian Giacomo da Lodi forse per ritirare delle somme che ancor spettavangli per lavori eseguiti a Milano.
E il 16 dicembre 1475, con atto dello stesso notaro, obbligavasi con Bartolomeo Doria Signore di Dolceacqua, a terminare un'ancona di Sant'Antonio, con intagli, per quella Parrocchia. Soggiornò molto tempo a Dolceacqua ove, in occasione dei grandiosi restauri fatti a quel Castello, vi dipinse alcune sale e la interna Cappella, dedicata a S. M. Maddalena, ora distrutta.
Eseguì certamente alcuna delle ancone che si ammirano tuttora nelle chiese del vicino comune di Camporosso (San Sebastiano con S. Giovanni Evangelista, San Marco ed altre immagini).
Il 22 luglio 1476, Giovanni da Montorfano faceva quietanza pel pagamento d'una tavola da lui eseguita per la chiesa di San Maurizio della Riva di Taggia, ora Riva Ligure (atti del notaro Giovanni Gatti).
Nell'anno 1479 lo ritroviamo a Savona dove era ben conosciuto per avervi già eseguiti alcuni lavori, come risulta dalle note di G. T. Belloro (vedi: Guida di Savona di N. G. Garmi, pagina 231).

p. mag. Johanne de Montorfano pinctor.

In nomine domini amen. Ego cherubinus Ardisonus locumtenens Magnifici domini Bartholomei de Auria domini dulcisaque etc. de expressa licentia et comissione mihi data et concessa p. prefact. mag. d. barth. ad infr. p. agend. et tractand. ex una parte et magist. Johannes de Monteorfano depintor mediolanensis habitator dulcisaque ex parte altera perven. et pervenisse ad invicem et vicixim factentur... ad infr. composicion. transac. acord. et pacta...
Videlicet quod dict. magist. Johannes promisit et solempniter convenit mihi dictus Cherubinus dicto nomine pres. et stip. e ad cautelam mihi notario infr. tam q. pub. persone off. publico stip. et recip. nomine et vice prefati m. d. Barth. et nom. et vice comunit. dulcisaque fabricare et adimplere magestatem ecclesie Sancti Anthoni dulcisaque p. ip. mag. Jo. incepta nom. eccles. dicte comunit... de qua promissione dict. m. Jo. content. est stare iudicio prefacti magnific. d. barth. precii et valoris ducatorum septuaginta quinq. auri videlicet de lignamine intaliato auro et coloribus dum taxat de dicta mercede et manifacturas dict mag. Johannes... solvenda semper et quandoc. dict. mag. Jo. p. fecerit et adimplerit dictam magestatem extimandam per duos bonos viros a partibus elligendos esse valoris predictor. ducator. LXXV vid. valuta lignaminis intaliacturis auri et colore in ea poxit... Sane semper intelect. q. de dicta summa dictor. ducat. LXXV debeant deduci et diffarcari ecciam id totum quicquid et quant. dicta comunitas dulcisaque et homines eiusdem p. predicta magestate dedessint et solvissent ipsi magistro Johanni...
Actum in dulcisaque ad banchum apoteche magnif. Bartol. de Auria dom. dulcisaque anno dom. nat. MCCCCLXXV Indict. octava die XVI decembr. pres. testib. ad hec specialiter vocatis et rogat. nic. como thoma tornatore et bapte beglino de tabia.

E dagli atti del notaro Giov. Gatti di Riva:
In nomine domini amen. Anno d. nativitat. reiusd. MCCCCLXXVI indic. nona die XXII iuglij Mag. Johannis de montorfano mediolanj m. impentor ibidem pres. confitet. et in veritat. public. recognovit et recognoscit Jacobo Aicardo masario ecclesie S. Mauricii ibid. pres. se dict. m. Jo habuisse et recepisse a dicto Jac. masario ut supra de acordio libras LXXXVIIII monete currentis et sunt p. una magestate facta per dictum Johannem dicto Jacobo pro ecclesia Sancti Maurici de ripa tabie. Quas libras LXXXVIIII in peccunia numerata dicte monete dictus m. Jo. quitat absolvit dicto Jacobo et omni alia persona et facit finem generalem largam amplam de sua pars...
Act. in ripa tabie in via pubblica pres. test. ad hec voc. et rog. audoino naterio de araxio et franc, ferario q. bart. de araxio. Joanne noario dominico aicard. amb. de ripa tabie.



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