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IPOTESI SULLA NAVIGAZIONE DEGLI ANTICHI LIGURI

Premessa

I Liguri navigavano per il Tirreno assai prima che gli Etruschi divenissero la grande potenza navale che noi conosciamo, e praticavano, non solo i traffici marittimi, ma, grazie alla grande espansione del loro territorio, anche il traffico fluviale dell'Italia settentrionale e della Francia meridionale, ponendosi, soprattutto tra il neolitico e l'età del ferro, come i mediatori dei traffici mercantili tra il Mediterraneo ed il Nordeuropa.
Solo la conquista greca ed etrusca di parti fondamentali del loro territorio, intorno al VI secolo a. C., e successivamente quella celtica e quella romana, pose un limite allo sviluppo della loro marineria, che si riprenderà lentamente nel corso del medioevo, ritornando ad essere dominatrice solo dopo la prima crociata, quando in cambio dell'aiuto prestato alla spedizione, Genova riceverà in cambio la sua prima colonia nel Levante, ed inizierà il suo grande cammino sul Mediterraneo e successivamente sui mari del mondo.

La storia

Le testimonianze archeologiche ci dicono che gli antichissimi Liguri furono raccoglitori di crostacei, molluschi e animali marini spiaggiati, quindi pescatori che facevano uso di arpioni e di ami d'osso.
La mancanza di evidenze archeologiche non ci consente di descrivere alcun natante, ma la qualità delle risorse ambientali e le varie tecnologie sviluppatesi, potrebbero farci ipotizzare, sopratutto nel paleolitico finale e nel mesolitico, la presenza di galleggianti occasionali, come singoli tronchi, fasci di rami o canne, e più avanti di zattere di tronchi e carabi, ossia barche concave di pelli distese su telai di rami flessibili.
Nel neolitico antico si può finalmente ipotizzare con una certa sicurezza la presenza delle prime canoe monossile e di un'attività di navigazione d'altura, infatti è in quest'epoca che, probabilmente stimolati da comunità di navigatori-agricoltori giunti dal mare, e stabilitesi nella zona delle Arene Candide, oltre che su alcuni tratti di costa in Francia ed in Spagna, alcuni gruppi di Liguri del ponente si sarebbero insediati in Corsica, spingendosi successivamente anche in Sardegna, da dove le navi liguri ritornavano sul continente con la preziosa ossidiana del monte Arci.
In realtà lo studioso Gabriel Camps, sul suo volumetto "Il neolitico", ipotizza che la traversata verso la Corsica potrebbe essere stata compiuta nel mesolitico finale, ossia prima dell'arrivo dei navigatori mediterranei, ma la mancanza di dati più precisi non ci consente di stabilire dei punti fermi sull'argomento.
Per quanto riguarda la navigazione neolitica ligure non possiamo scendere in dettagli più precisi e neppure certi per via della mancanza di testimonianze dirette, ma non si può pensare di escluderla come farebbe qualcuno, anche perché è impensabile che i gruppi giunti dal Mediterraneo abbiano di colpo abbandonato le barche che gli avevano consentito di giungere fin qui e perdendo a questo modo un mezzo di collegamento utilizzabile quanto meno per i viaggi locali. Possiamo comunque vedere una continuità di sviluppo nella descrizione fatta in epoca romana augustea da Diodoro Siculo in base a più antichi testi di Posidonio, e che ci dice che i Liguri erano marinai e commercianti assai abili e temerari che, con navi più rozze di quelle usate in quei tempi affrontavano le più insidiose burrasche, percorrendo il mare di Sardegna ed il mare Libico.
Indubbiamente tale descrizione fa riferimento a ricordi risalenti alla tarda età del bronzo, quando i Liguri erano ancora "dominatori" di questo mare, ma assai più evoluti da un punto di vista nautico rispetto al neolitico, grazie ad ulteriori contatti col mondo mediterraneo, e alla sicura presenza di nuovi tipi di navi, non solo monossile, ma anche a fasciame cucito.
Sappiamo che tra il neolitico e l'età del ferro, i Liguri e altri popoli definiti Liguri furono presenti su di un vasto territorio che va dall'Arno all'Ebro, comprendendo le Alpi centrali ed occidentali, la Francia Meridionale, la Catalogna, la Corsica, l'Elba, forse la Sardegna, sicuramente la parte occidentale della Sicilia ed un piccolo territorio nel Lazio, come è comprovato anche da una ricerca sul DNA delle popolazioni italiane.
Purtroppo la mancanza di ritrovamenti archeologici inerenti più direttamente la navigazione e le navi, ed il fatto che i Liguri non lasciarono testimonianze artistiche o d'altro tipo che celebrassero in qualche modo questa loro attività, ci costringe a descrivere la loro storia ed il disegno dei loro natanti su ipotesi legate a testimonianze indirette, e su confronti con i tipi di navi di altre marinerie italiche e mediterranee.
Ma è proprio l'estensione dell'etnia ligure che ci permette di valutare l'importanza del ruolo svolto dai Liguri e sicuramente dalla loro navigazione in quei tempi, perché appare chiaro che abitando il territorio controllavano, o mediavano, i traffici tra il Mediterraneo ed il nord europeo, con punte avanzate verso il Mediterraneo.
Di grande interesse per la storia della navigazione ligure di quel periodo è la presenza del polo minerario del Levante ligure, che si dimostra oggi assai più importante di quanto non si pensasse in passato, soprattutto grazie al riesame dei materiali archeologici in metallo già rinvenuti.
Si è dimostrato per esempio che la miniera di rame di Libiola, nell'entroterra di Chiavari, era già attiva intorno al 3500-3100 a. C., in un'epoca finora attribuita al tardo neolitico, ma assegnabile ora, grazie anche all'esame di altri elementi, all'età del rame.
Questo non solo coinciderebbe con le ipotesi che ci parlano di nuovi arrivi di genti mediterranee in Liguria intorno al 3500 a. C., e che avrebbero portato delle innovazioni al neolitico locale, ma darebbe anche maggior valore all'ipotesi di Olaf Höckmann, secondo il quale nel III millennio a. C. alcuni gruppi di navigatori-cercatori di metalli provenienti dalle Cicladi, o dall'Asia Minore, si sarebbero mossi verso occidente raggiungendo forse la costa portoghese e, aggiungiamo noi, toccando quasi sicuramente le coste liguri, entrando così in contatto con gli indigeni della costa di Chiavari e di Sestri Levante, stimolando ancor più il loro interesse per l'estrazione e la lavorazione del minerale di rame, ed introducendo quasi sicuramente nuovi modelli di navi monossile composite, di una forma che si troverà nell'intero Tirreno, anche in epoche future, ed in forma assai più evoluta.
Da questo fatto potrebbe avere preso inizio lo sviluppo di parti del territorio ligure, che, per quanto riguarda la nostra marineria, segna un momento assai interessante tra il XIII ed il XII secolo a. C., come si deduce da alcuni elementi ben precisi.
Di fatto risale proprio a questo periodo lo strato più antico del cocciopesto della necropoli di Chiavari, che è composto esclusivamente di materiali indigeni, e ci conferma l'origine autoctona di questa civiltà, mentre nello stesso momento si ritrovano nel castellaro di Camogli i resti di dolii fabbricati con un impasto di terre di gabbro di Libiola, della stessa qualità che si ritrova in altri frammenti del suddetto strato di cocciopesto.
Questo è stato interpretato da alcuni studiosi come un chiaro segno di traffici marittimi locali, ma vista anche la continuità dei traffici marittimi liguri nel tempo, pur se non quantificabili esattamente, si ha una ulteriore conferma di traffici più vasti, testimoniati proprio a Chiavari, grazie alla ricchezza degli arredi tombali dll'VIII-VII secolo a. C., che raccolgono materiali sia locali che di importazione.
A questi fatti possiamo aggiungere il rinvenimento di alcuni ami in bronzo nella collina di Castello, a Genova, che testimoniano la presenza di pescatori in zona alcuni secoli prima della data assegnata tradizionalmente alla fondazione della città in muratura, mentre per quanto riguarda la tomba di Rapallo del IV secolo, chiaramente isolata, ma guarnita tra l'altro con un'urna cineraria che parrebbe d'origine straniera, non possiamo non pensare che anche le località meno importanti ed isolate, abbiano avuto all'occorrenza degli scambi con navigatori sia locali che forestieri.
Al contrario di Rapallo, pur senza raggiungere i livelli di sviluppo di Chiavari, la necropoli di Cafaggio, nei pressi di Ameglia, ci mostra un più grosso centro abitato posto a controllo dell'approdo commerciale e marittimo sulla Magra, molto tempo prima della nascita del porto di Luni. Come abbiamo accennato in precedenza la Liguria marittima, e quella interna del territorio padano alpino, fanno da tramite tra i commercianti nordeuropei e quelli mediterranei. A parte altri contatti episodici con i navigatori mediterranei che, come quelli giunti nel neolitico, hanno sicuramente frequentato il Mediterraneo occidentale, i Liguri entrano sicuramente in contatto coi Fenici, e con i loro discendenti Cartaginesi, e solo successivamente con i primi naviganti etruschi, mentre i Greci ed i popoli adriatici contattano i Liguri alle foci del Po, e comunque sulla costa prospicente la pianura Padana.
Le principali vie di traffico e di mediazione commerciale, senza escludere diversi altri percorsi che non presentiamo per brevità, sono sostanzialmente due, ossia il Rodano per i collegamenti che partono dal territorio ligure francese, ed il Po per i collegamenti coi passi alpini.
Il Rodano si collega al Reno attraverso le sue sorgenti, mentre attraverso la Saona si collega anche alla Mosa, alla Senna ed alla Loira, raggiungendo le zone minerarie del nord, e particolarmente quelle inglesi della Cornovaglia.
La via del Po si collega nuovamente col Rodano attraverso la zona del Canton Ticino e della Val d'Aosta, ma ancor più direttamente col Reno, e da questo col Danubio, che a sua volta collega il centro dell'Europa col Mar Nero.
Dalla via del Reno, che fa da capo ad altri percorsi minori dell'Europa settentrionale, giunge in Padania la preziosa ambra del Baltico, fatto testimoniato non solo da evidenze archeologiche, ma anche dagli antichi storici greci che affermavano che gli stessi Liguri erano i mediatori commerciali di questo prodotto.
Sul mare, il controllo della Corsica, facilmente raggiungibile sia dal territorio francese, che da quello italiano, permette di disporre di una base avanzata, sia commerciale che di difesa, sulla rotta verso l'Africa, ma non è da escludere, in questa direzione, una rotta alternativa lungo la stessa costa italiana.
A parte questo va ricordata la rotta costiera che collega l'estremo levante ligure con la Spagna, e probabilmente con lo stesso stretto di Gibilterra.
Purtroppo per i Liguri, verso l'età del ferro i tempi cominciano a farsi difficili.
Sul mare i Cartaginesi, pur non intaccando nei punti nevralgici il settore marittimo ligure più interno, stabiliscono dei loro empori nella Sicilia occidentale ed in Sardegna, seguiti da una presenza greca nella Sicilia orientale e nell'Italia meridionale, ed anche da una sempre più forte presenza etrusca sulle coste continentali italiane.
A questo corrisponde pure una forte penetrazione culturale del nord Europa sulla zona ligure alpina e padana, che tuttavia, pur mutando molti costumi, non si presenta ancora come una dominazione.
Segni evidenti di questa trasformazione sono l'emergenza, nella cultura ligure, di elementi indoeuropei quali quelli legati alla cultura dei Campi d'Urne, e l'apparizione del simbolo del cigno solare, che successivamente sarà testimoniata dai Greci attraverso diversi miti, tra cui quelli riguardanti il re ligure Cycnus.
Ma il colpo decisivo, che sottrarrà ai Liguri il controllo dei commerci internazionali, e darà inizio alla graduale perdita della loro indipendenza e dei loro territori, verrà sferrato contemporaneamente su due fronti, verso il VI sec. A. C., quando Greci ed Etruschi colonizzeranno rispettivamente la Corsica e Marsiglia, i primi, e la pianura Padana i secondi. Ai Liguri non resta che rinserrarsi sui monti e sull'arco ligure, ormai ridotto tra il Varo e la Magra, riducendo la marina ai soli servizi di cabotaggio, o alla pirateria contro questi nemici. La fondazione di Marsiglia, avvenuta tra il 599 ed il 594 da parte di coloni Focesi, stabilitisi sul seno portuale di Lacydion, allora dei Liguri Segobrigi, non è così indolore come ci racconta di primo acchito una leggenda greca.
Di fatto, dopo il momento poetico del matrimonio di Gyptis, la figlia del re ligure Nanno con l'ecista Protis, ossia il capo dei coloni focesi, vediamo che Comano, il di lei fratello, alla morte del padre si ribellerà ai greci che stanno divenendo troppo potenti, ma verrà sconfitto a causa del tradimento di una donna ligure della famiglia reale, amante di un greco.
L'atteggiamento di Comano non è isolato, perché ai confini del territorio ligure, contrapposti alle colonie focesi, vengono costruiti moltissimi castellari, così come molti altri ne sorgeranno in territorio apuano, in contrasto con gli Etruschi.
In questo atteggiamento difensivo i Liguri Intemelii, gli Ingauni, i Sabatii, i Montani e gli Apuani sono sicuramente i più duri, mentre al contrario i Genoati accoglieranno amichevolmente nel loro approdo sia i Greci che gli Etruschi, e questo avrà prevedibili conseguenze nella storia futura.
Mentre la civiltà di Chiavari inizia il suo declino, gli Etruschi, con i Genoati ed i Greci diventano i fondatori della Genova in muratura intorno al V sec. A. C., ma forse anche prima, se trovano conferma i risultati dei più recenti ritrovamenti archeologici urbani, che farebbero risalire la nascita della città ad una ventina d'anni prima della fondazione canonica di Roma.
Con questo atto Genova diviene un importante emporio commerciale marittimo, dove nel corso di fiere periodiche gli uomini dell'entroterra scambiano merci coi mercanti marinai.
Abbiamo detto che i buoni rapporti di Genova e di alcune tribù del levante con i Greci di Marsiglia influenzeranno anche i futuri rapporti coi Romani.
Di fatto quando scoppierà la guerra punica, la riviera di levante, con l'esclusione degli Apuani e di qualche altra tribù, si alleerà coi romani, mentre la riviera di ponente al completo, rappresentata dai Sabatii, dagli Ingauni e dagli Intemelii, con i relativi porti di Vado, Albenga e Ventimiglia, sarà per questi una vera spina nel fianco, sia per le azioni di pirateria sul mare, sia per le forti azioni di resistenza e di guerriglia dei Liguri montani.
Le cronache degli storici antichi ricordano bene come i Liguri fornirono a Cartagine forti schiere di ottimi soldati ed abili marinai, e come i Liguri di entrambi gli schieramenti pagarono a caro prezzo le loro alleanze.
Senza entrare troppo nei dettagli, sappiamo che la conquista del territorio ligure da parte dei Romani, che inizia di fatto proprio con queste guerre, sarà un'impresa ardua, dovuta in parte ad un gioco di alleanze, ed in parte a vere e proprie conquiste militari, che nel loro complesso si trascineranno avanti per oltre 200 anni.
Le testimonianze sulla presenza di una marineria ligure in questo periodo sono rare, ma per la prima volta si hanno testimonianze dirette di precisi avvenimenti da parte di storici di tutto rispetto quali Plutarco, Tito Livio e Polibio.
A parte questi episodi si evidenzia maggiormente il ruolo svolto dai diversi porti liguri, che a seconda degli avvenimenti assumono maggiore o minore importanza.
Di fatto vediamo che Genova e la foce della Magra, che diverrà un vero porto, quello di Luni, solo nel 177 a.C., sono le basi più importanti all'inizio della penetrazione romana, mentre Albenga, Ventimiglia e Vado diverranno basi militari, forse più importanti di Genova e di Luni, solo dopo le guerre puniche e la conquista romana delle zone costiere.
Gli episodi salienti di questa lunga guerra, che riguardano il mondo marittimo ligure sono la distruzione di Genova da parte dell'ammiraglio cartaginese Magone, la repressione della pirateria ligure, ed infine la fondazione di Luni e del suo porto, avvenuta dopo la deportazione nel Sannio di 40000 Liguri Apuani.
Genova viene distrutta nel 205 a. C. da Magone, che attacca la città, in quel momento indifesa, con 30 navi rostrate e numerose onerarie, portando preda e prigionieri a Vado, dove lascia 10 navi di guardia e parte per Cartagine.
I Romani, con ostentata gratitudine, ma in realtà per un preciso calcolo politico-militare, ricostruiscono Genova nel 203 successivo e ne fanno una base per le loro necessità militari.
Ma come abbiamo accennato prima, la Liguria di ponente è, anche dopo la guerra punica, una fonte di guai per i Romani ed i Greci, perché le navi pirate degli Ingauni e degli Intemelii attaccano continualmente il traffico marittimo marsigliese spingendosi fino alle Colonne d'Ercole, mentre i Romani non riescono a transitare attraverso il territorio ligure per recarsi in Iberia, a causa degli attacchi dei Liguri Montani, vero zoccolo duro anche per truppe bene allenate.
Verso il 182 a.C. i Greci di Marsiglia, non potendo sostenere questa situazione, chiedono aiuto ai Romani, fornendo loro una scusa per attaccare il territorio dei Liguri.
Proprio in conseguenza dell'azione militare condotta dal console Lucio Emilio Paolo, che con un inganno viene costretto a difesa nel suo campo da soverchianti forze liguri, si creerà il presupposto che porterà i Romani all'attacco delle navi pirate liguri.
Di fatto, avendo ricevuto una richiesta di soccorso da Emilio, e non potendola soddisfare perché le truppe terrestri erano impegnate su altri fronti, il Senato romano spedisce il duumviro navale Gaio Matieno nelle acque liguri con 20 navi, per vedere se può essere di qualche aiuto al nostro.
Per sua fortuna Emilio riesce ad uscire dalla morsa con un'arrischiata sortita, attaccando successivamente i Liguri nelle loro postazioni, e sconfiggendoli.
Nello stesso momento, sul mare, Gaio Matieno cattura 32 navi dei pirati liguri, rendendo più grande la vittoria romana.
Dopo questi avvenimenti le navi pirate sono distrutte, ed Emilio impone una legge preventiva che proibisce ai Liguri (solo ai vinti, o a tutti?) di armare barche con più di tre coppie di scalmi, quindi di più di 5-6 metri di lunghezza.
Ma il problema della pirateria si ripresenterà nuovamente in altre occasioni, e Polibio ci ricorda ad esempio le azioni dei Liguri Oxybii e Deciates, che dal porto di Aegytna, in Provenza, attaccano nuovamente i traffici mercantili dei Marsigliesi.
Anche loro verranno sconfitti con l'aiuto dei Romani, e le loro terre saranno cedute ai Marsigliesi.
Ma un altro importante episodio avrà luogo molti anni più tardi, nel 67 a. C.
Questa volta però la pirateria ha un'altra origine, perché nasce in Cilicia, diffondendosi solo in un secondo tempo, e grazie ad un gioco di complicità, all'intero Mediterraneo.
Visto che le precedenti azioni sono fallite, il Senato romano investe Gneo Pompeo di poteri illimitati, e questi, dividendo il Mediterraneo in tanti settori posti sotto il controllo di un certo numero di navi, riesce a sconfiggere tutta la pirateria, compresa quella nel Mar Ligure, in soli 3 mesi.
Pacificata la costiera ligure, ai romani non resta che combattere le ultime sacche di resistenza dei Liguri Montani, e per questo i porti liguri, specialmente quelli del ponente, saranno ancora delle basi importanti.
Per quanto riguarda invece il porto di Luni, aggiungiamo a quanto già detto, che diverrà lo scalo d'imbarco dei famosi marmi apuani e di altri prodotti della zona, e che la sua importanza crescerà col crescere della potenza di Roma, e conseguentemente decadrà con essa.
Con la definitiva conquista romana della Liguria, avvenuta nel 14 d. C., e celebrata con l'erezione del Trofeo di Augusto alla Turbia, la marineria ligure cessa di esistere ai nostri occhi, anche perché le cronache storiche non ne riportano la presenza.
Dobbiamo però precisare che, mentre da una parte i porti liguri perdono d'importanza a causa delle cessate contingenze militari, dall'altra parte, se si escludono le possibili attività di pesca e di piccolo traffico, a fare la parte del leone è ormai la marineria romana.
Gli scarsi segni di un'attività marinara ligure, quali l'anfora di Bergeggi adibita al trasporto di "gaurum", una salsa di pesce prodotta nel ponente ligure ed in Provenza, o alcuni strumenti di pesca rinvenuti in varie località, non possono darci un'idea sulla reale consistenza della navigazione locale.
Al contrario i reperti archeologici sottomarini nel Mar Ligure testimoniano una costante frequentazione da parte delle navi romane.
I primi segni di rilievo, riguardanti la Liguria marinara, li ritroviamo verso la fine del III secolo d. C., quando Milano diventa residenza imperiale, e Genova si impone come lo scalo marittimo che collega la Corte con Roma ed il mondo mediterraneo.
Un ulteriore segno di ripresa è testimoniato nel 301, quando il porto di Genova appare nel Calmiere di Diocleziano ritrovato ad Afrodita di Caria, in Anatolia.
Questo editto, che raccoglie i prezzi delle merci e dei noli marittimi tra le province dell'Impero, ci dice che Genova era capolinea di traffici dalla Sardegna e dalla Sicilia.
Dopo questo, tenuto conto di alti e bassi, sappiamo che la marineria ligure si sviluppa assai lentamente, ma in modo costante, fino al momento della sua definitiva ripresa, ossia l'undicesimo secolo, quando, in occasione della prima crociata, Genova riceve in cambio del suo aiuto militare in Terrasanta, la sua prima colonia nel Levante.
Con questo si apriranno per Genova nuove prospettive che la porteranno a divenire la ben nota potenza marinara che oggi conosciamo.



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