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SANT'ERASMO

Un importante ritrovamento archeologico conferma come antichissimo il culto di Sant'Erasmo (1), protettore della gente di mare.
Le reliquie di Sant'Erasmo, venute alla luce, insieme ad altre sepolture di martiri, durante la ricognizione canonica nella cripta della cattedrale di Gaeta del 29 aprile 2008, aprono scorci di riflessione nuovi e sempre più interessanti sul culto del Santo patrono di Gaeta e di Formia, venerato da tempo immemorabile anche ad Arma.

Fonti storiche indicavano sotto l'altare della cripta del Duomo di Gaeta le sepolture dei santi Erasmo, Probo, Innocenzo, Marciano, Epuria, Casto e Secondino, ma l'ultima ricognizione risaliva al XVII secolo.

Quella sera del 29 aprile 2008 già si preannunciava col fascino di un evento carico di mistero, mentre alla presenza di Monsignor Fabio Bernardo D'Onofrio, Arcivescovo di Gaeta, di numerosi sacerdoti e di altri testimoni, un notaio si accingeva a redigere verbale dell'atto della ricognizione in corso.
Tuttavia, aperto il cancello di bronzo che dà accesso alla cripta, e rimosso il paliotto policromo di arte napoletana sottostante l'altare, nessuno immaginava di trovare manufatti artistici risalenti al II-III secolo d.C.
Circondati dalle decorazioni settecentesche dell'altare, sono apparsi: prima un grande sarcofago romano in marmo bianco, intarsiato al centro con una croce di marmo rosso, quindi un sarcofago simile, posto dietro di esso.
Entrambi contenevano sarcofagi più piccoli, che presentavano epigrafi sui coperchi delle singole urne, chiuse con barre di ferro piombate.
Nessuno immaginava di trovare tanta rispondenza con i testi antichi e con le tradizioni, ma le sorprese erano appena iniziate!

Il nome Erasmo deriva dal greco (eràsmios) e significa amabile.
Il culto del martire risale al IV secolo d.C., si può dire subito dopo la sua morte, avvenuta a Formia, il 2 giugno 303.
Erasmo era nato ad Antiochia, fiorente capitale della provincia romana della Siria.
La città, allora terza per popolazione, dopo Roma e Alessandria, era uno dei più grandi centri commerciali e culturali del mondo antico, luogo d'incontro di religioni e di civiltà diverse.
Scelta dagli apostoli Pietro e Paolo per la predicazione, era diventata un importante centro di diffusione del Cristianesimo: "Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani" (Atti 11, 26).
Insieme a Gerusalemme, Alessandria e Roma, era sede di uno dei quattro patriarcati iniziali.
Erasmo dunque era vescovo di Antiochia, viveva in una sede splendida e prestigiosa, quando venne arrestato e torturato durante una delle persecuzioni di Diocleziano.
Miracolosamente sopravvissuto al martirio, riuscì a salvarsi con una fuga per mare.
Su una barca, quindi, percorse il Mediterraneo, toccando molte località, predicando e portando ovunque il messaggio cristiano, per questo divenne conosciuto e venerato in numerose città di mare: da Savona a Nizza, da Porto Ercole a Venezia, dove anche un'isola della laguna porta il nome di Sant'Erasmo.
Le prime iconografie del Santo, che lo rappresentano a bordo di una imbarcazione, legato in vita ad una cima arrotolata ai suoi piedi sul ponte della barca, forse hanno dato origine ad una incerta interpretazione, da cui sarebbe nata la leggenda della sua eviscerazione, divenuta nel tempo assai popolare.
Di fatto egli, che aveva versato il suo sangue e sopportato atroci torture ad Antiochia, morì a Formia, il 2 giugno 303, essendo vescovo della città.

Le ricerche archeologiche confermano che, alla morte del martire, sulla sua tomba era stato edificato un piccolo martirium.
Sul finire del IV secolo, proprio in quel luogo venne costruita la cattedrale di Formia, ma soltanto all'inizio del VII secolo le spoglie di Erasmo vi trovarono una sepoltura monumentale, poiché vennero deposte nella cripta semianulare, sottostante l'altare dedicato a Lui: il Santo Patrono di Formia.
Probabilmente sarebbero rimaste lì fino ai nostri giorni, se intorno all'VIII secolo, le scorribande saracene non si fossero trasformate in vere e proprie invasioni, durante le quali i predoni, oltre a compiere uccisioni, rapine e razzìe, profanavano i luoghi di culto cristiani. In quel periodo, per sfuggire alla minaccia saracena, il vescovo di Formia si rifugiò a Gaeta, trasportando con sé le cose sacre e con esse le reliquie preziose del Santo Patrono.

Nel Duomo di Gaeta, la colonna del "Cero Pasquale", in marmo bianco, alta circa due metri (quasi una colonna Traiana di dimensioni ridotte) documenta in modo realistico il drammatico avvenimento.
L'opera d'arte risale al XIII secolo, è una iconografia molto importante, certamente una delle più antiche rappresentazioni della storia del Santo; ne riproduce, scolpiti nelle formelle, i principali episodi: la cattedra vescovile, il supplizio, e il trasporto per mare delle spoglie (da Formia a Gaeta).
Le figure emergono ancora ben leggibili dai bassorilievi della colonna.
Una grande imbarcazione si staglia in primo piano, mentre solca le onde davanti al promontorio di Gaeta. Sullo sfondo, alle due estremità del golfo, risaltano le abitazioni che si affacciano sul porto.

Altre fonti iconografiche attendibili si trovano sulle monete del Ducato di Gaeta, che nel X sec. portavano l'effigie di Erasmo. Inoltre una bellissima statua argentea (sec. XIV-XVIII) lo rappresenta seduto in cattedra, con la mano destra benedicente, con il bastone pastorale e la palma del martirio nella mano sinistra.
Purtroppo dell'opera d'arte, trafugata il 15 gennaio 1981, rimane solo il volto smaltato a colori (sec. XIV-XV) dall'aspetto solenne, dai bei tratti del viso ancora giovane, senza barba, quasi sorridente e molto somigliante al bassorilievo della colonna del "Cero Pasquale".

Quella sera del 29 aprile 2008, dunque, le aspettative dei presenti erano tutte rivolte verso l'apertura dell'altare.
Le scoperte che stavano per manifestarsi erano davvero eccezionali.

Vengono alla luce prima uno e poi due sarcofagi in marmo di età romana, tutti dotati di coperchio, all'interno altri tre più piccoli e chiusi con barre metalliche piombate.
Erano murati sotto l'altare e contenevano le reliquie dei vescovi martiri.

Il sarcofago n. 1 a cassa, databile alla tarda età imperiale (III-IV sec. d.C.), è molto grande, presenta la fronte decorata a strigliatura continua, su cui spicca un riquadro centrale di marmo bianco con decorazione in marmo rosso a croce trifogliata, inserita in età successiva, forse per segnalare una sepoltura di Santi Martiri, infatti il rosso è il simbolo del martirio.
All'interno di esso si scoprono altre sorprese: un piccolo sarcofago n. 2 di tipo infantile e di pregevole fattura, con decorazione a fregio continuo, con coperchio a spioventi, con maschere acroteriali agli angoli. Anche l'alzata è decorata a bassorilievo e presenta una serie di amorini, due candelabri, un mascherone centrale. Sui tre lati risalta un bassorilievo molto bello, con un thiasos (corteo) (forse dionisiaco) di personaggi che, fra colonnati e tende, convergono verso il centro della scena.
Proprio in questo sarcofago si trovano le ossa dei Santi Erasmo, Probo e Innocenzo.
I nomi, indicati con iscrizioni sui coperchi, risultano ancora parzialmente visibili, mentre i resti mortali dei santi si presentano chiaramente separati da pannelli in ardesia.
Posate sopra le spoglie di ciascuno di loro vi sono lamine in argento del XVI sec. recanti l'incisione del singolo nome e corrispondenti alle epigrafi indicate dalle iscrizioni più antiche sui coperchi.
Un altro sarcofago, più piccolo, il n. 3, conserva le reliquie di San Marciano, anch'esse individuate grazie all'incisione del nome del santo sul marmo dell'urna e sulla lamina d'argento che ne ricopre i resti.

Dietro al primo imponente sarcofago appena rimosso, ne compare un altro, n. 4, abbastanza simile per le dimensioni e per il tipo a cassa. È coperto da lastre di marmo diseguali, sulla faccia principale presenta resti di fregio a bassorilievo poco leggibili perché scalpellati; altri bassorilievi con ghirlanda a festone e decorazioni floreali si notano sui lati brevi. Al suo interno si trova il sarcofago n. 5, di tipo infantile, simile al n. 2, ma decorato a strigliatura convergente.

Lo straordinario ritrovamento suscita grande interesse archeologico e storico. Oltre a confermare quanto tramandato dalla tradizione, fornisce nuove e più dettagliate conoscenze sulle sepolture dei santi e sulle loro vicissitudini.

L'Arcidiocesi decide di celebrare degnamente questo evento e organizza i festeggiamenti che si svolgono a distanza di un mese, a fine maggio. Con una cerimonia solenne, che vede la partecipazione delle autorità dell'Arcidiocesi di Gaeta, del Comune di Gaeta e del Comune di Formia, della Capitaneria di Porto e delle Forze dell'Ordine, insieme a un grande numero di fedeli dei due centri del golfo, il 30 maggio 2008 il sarcofago del Santo Patrono viene imbarcato sul Sant'Elena, un veliero di dodici metri.
Si forma un corteo, che, scortato da numerose barche, riporta il Santo a compiere una visita alla sua città, dopo tredici secoli!
Come migliaia di anni fa, ancora e sempre il destino del mare dunque accomuna il culto del Santo protettore ai suoi fedeli.

Oggi noi siamo lieti di essere venuti a conoscenza di tanti dettagli sul Santo che le comunità di Arma e di Bussana hanno sempre venerato fin dal Medioevo.

Sant'Erasmo è il Santo che gli abitanti di Arma prediligono e da secoli venerano per antica tradizione marinara.
Poco distante dalla spiaggia, nella chiesetta di San Giuseppe dai primi decenni dell'Ottocento, si trova la statua di Sant'Erasmo, precedentemente conservata nel Santuario rupestre dell'Arma (uno dei più antichi della Liguria!)
Ogni anno, nell'ultima domenica di luglio, la statua viene portata in processione sul mare su un vecchio gozzo a remi, seguita da un corteo di barche a remi, a vela, a motore, di ogni tipo.
Una folla di fedeli, abitanti e turisti, assistono da riva al percorso rituale che percorre tutta la costa fino alla foce del torrente Argentina. La cerimonia suggestiva termina con la benedizione, mentre viene lanciata fra le onde una corona di fiori, in memoria delle vittime del mare. Il suono delle campane e delle sirene accompagna il saluto dei marinai, che in piedi alzano i remi.
La festa prosegue la sera, quando migliaia di lumini deposti sull'acqua ricordano i "fuochi di Sant'Ermu", fenomeno fisico legato ai campi magnetici che si creano fra due poli diversi durante le tempeste.
Secondo la tradizione marinaresca quelle luci, che comparivano sui pennoni, erano il segnale di un imminente naufragio, indicavano il momento di richiedere aiuto al Santo Protettore.
Le luci e il mare, con questi due simboli che bene rappresentano Sant'Erasmo, ogni anno, a fine luglio, uno spettacolo pirotecnico accende la notte di Arma e conclude la giornata in onore del Santo.

Lo storico Nilo Calvini, nella "Storia di Bussana", 1978, Tip. San Giuseppe, Arma, pag. 377, ritiene che la cappella dedicata a Sant'Erasmo (distrutta dal terremoto nella notte del 22 febbraio 1887, quando anche Bussana Vecchia rovinò) risalga a prima del Mille.
Di essa rimangono solo alcuni ruderi, sospesi sopra i calanchi della collina che da Bussana Vecchia degrada verso il mare, ma la tradizione antica vuole che la piccola chiesa sorgesse sulle rovine di un tempio pagano, eretto in onore di Nettuno, dio del mare, proprio in quel luogo, ritenuto sacro per la posizione, rivolta a sud e dominante un vasto specchio acqueo.

Dalla pubblicazione curata dall'Arcidiocesi di Gaeta sul Santo Patrono della città, si apprende che "il culto del martire è stato propagato dai monaci benedettini, a partire dal VI secolo".

Questo fatto è rilevante anche per noi, conferma la tesi dello storico Nilo Calvini, perché i Benedettini che si insediarono nel nostro territorio, provenivano dall'abbazia benedettina di Pedona, detta di San Dalmazzo, (donata da Teodolinda, regina dei Longobardi, al papa San Gregorio Magno al principio del VII secolo).
I monaci giunsero nella Valle Argentina attraverso i passi delle Alpi Marittime, intorno all'VIII secolo, diffondendo i valori della cristianità. Essi furono "i principali propagatori del culto di Erasmo" ("Sant'Erasmo testimone di Cristo nostro Patrono", Arcidiocesi di Gaeta).

Alla luce di tutto questo, è possibile che proprio i Benedettini, presenti nel nostro territorio fin dall'VIII secolo, abbiano diffuso il culto del Santo nell'Estremo Ponente Ligure.


Note:

  1. Sant'Erasmo, conosciuto anche come sant'Elmo fu vescovo di Antiochia.
    Durante il Medioevo il suo culto si consolidò e venne inserito tra i cosiddetti Santi ausiliatori quale patrono dei marinai e protettore dei malati di stomaco, per via della tradizione che fosse stato eviscerato da un argano. In realtà non esistono fonti agiografiche che parlino di questo supplizio. Probabilmente le prime raffigurazioni del Santo lo ritraevano, quale patrono dei marinai, accanto ad un argano, che, nell'immaginazione popolare, divenne strumento di martirio.
    La memoria liturgica si festeggia il 2 giugno.

Testi: Prof. Laura Garberoglio, Storica e Scrittrice, Arma.



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